Federica Luzzi

Nata il 1970

Italia

https://www.federicaluzzi.it/

data di inserimento in W.A.D. 06/2025

 

Biografia

Sono nata a Roma negli anni 70 quando questa era una città particolarmente stimolante, e sin da bambina la percepii subitamente. L’atmosfera era fervente e ogni cosa sembrava possibile cosicché durante gli spostamenti in macchina con i miei genitori, di giorno, sdraiata lungo i sedili posteriori potevo sognare guardando scorrere il cielo terso e la scia dei rami degli alberi; di notte, ad una certa ora dei concerti mi addormentavo sulle gambe di mia madre e mi risvegliavo quando qualche passaggio mi colpiva particolarmente. Mio padre, Mario Luzzi, grande conoscitore e giornalista di musica jazz, spalancò quella grande porta, una ventata internazionale, per cui ebbi l’opportunità unica e rara di vivere Roma in una New York trasformata in vicoli bui e di pietra, che immettevano nel nostalgico locale fumoso a Largo dei Fiorentini, il Music Inn, dove potevi incontrare e sentir suonare Chet Baker, Elvin Jones, Max Roach, Carla Bley, e tanti altri come Miles Davis, Dizzy Gillespie, Stan Getz, Charlie Haden, Dexter Gordon, McCoy Tyner, Don Cherry. Ornette Coleman, frequentò anche casa, cosicché alternavo la mia regolare ed ordinaria vita scolastica alla fase immaginativa, quando appartandomi sapevo già come coltivare il mio spazio. Mi dedicavo al collage, al disegno. Avevo un piccolo personale tavolino e seduta su quella piccola sedia scorrevano infiniti mondi su infiniti fogli su cui tracciavo le mie perlustrazioni. Una di queste faceva parte di un gioco inventato da mia madre: su un foglio su cui lei, molto schematicamente, aveva tracciato una planimetria di un appartamento, quindi visto dall’alto, con tanto di corridoi, porte, finestre, io potevo percorrerlo rappresentando me stessa a piedi o in bicicletta disegnando ed integrandolo di ulteriori dettagli di arredo, oggetti. Sempre nuove planimetrie, su un foglio divenuto reale, mi tenevano lì protetta e nello stesso tempo libera di poter distaccarmi. Solo recentemente ho associato quel mio percorrere un corpo, il mio corpo, il mio spazio, all’immagine dell’opera Femme Maison di Louise Bourgeois: una donna sdraiata a terra, bloccata nella sua materialità di essere pietra, con al posto della testa una casa.
La mia madrina e padrino erano due eccentrici signori che risiedevano a Chicago e spesso venivano a Roma; avrebbero desiderato io andassi a vivere con loro (solo più tardi presi conoscenza dell’importante Institute of Design fondato da László Moholy-Nagy e dove studiò anche Claire Zeisler).
Ho un ricordo molto nitido di me, bambina, a Villa Borghese: mia madre seduta su una panchina, ed io più in là, accovacciata a terra, ad osservare per ore, la forma delle ghiande. C’è sempre qualcosa che ci attrae più di ogni altra, spingendoci ad un avvicinamento. Così, negli anni, spontaneamente ho cominciato a raccogliere semi, frutti caduti a terra sui marciapiedi anonimi della città; mentre camminavo, costringendomi a fermarmi. Avevo l’impressione loro si aprissero dalla loro scorza, dal loro guscio, esplodendo verso di me (guardiamo ciò e chi al tempo stesso ci guarda). E in seguito, per caso, in un negozio di vecchie cose orientali, vidi una gerla intrecciata e la comprai (raccogliere è coltivare un sogno).
E’ il contenitore in sé, a cui poi nel 2001 dedicai una mia mostra personale patrocinata dall’Istituto Giapponese di Cultura di Roma, intitolata Seme/Seed, che mi affascina. Dopo dieci anni dall’acquisto, nell’Istituto Giapponese, del libro “Come impacchettare cinque uova. L’arte del Tsutsumu in Giappone” (con la prefazione di Bruno Munari, libro pubblicato in occasione di una bellissima mostra presentata nel 1982 presso il Museo Nazionale D’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” nell’antica sede di Via Merulana), la mia fase di raccoglitrice e di fotografa, nonché di tessitrice, si palesava in una coincidenza. Tsutsumu, indica sia l’involucro in sé che l’azione del “legare insieme”, di avvolgere un oggetto nello spazio e con lo spazio; ed include in sé la durata, il tempo per produrlo: è stato quando per la prima volta raccolsi il frutto a capsula dell’albero cosiddetto “pioggia dorata” (Koelreuteria Paniculata) originario dall’Oriente che ha l’aspetto di una piccola scatola o lanterna di carta. Il contenitore è il luogo che tutto raccoglie (compreso tutto ciò che è stato intuito). Decisi poi di raccogliere tutte le mie opere in uno stesso titolo che è Shell e che restituisce tante immagini diverse fra loro, dalla conchiglia al bossolo – gusci vuoti all’interno. Prima dell’esecuzione delle opere io già ne ho dato il nome (compreso tutto ciò che è stato già visto: Black Shell è il titolo delle mie opere in nero ma è anche il nome che nell’81 l’amico di mio padre, Aldo Sinesio, diede all’etichetta indipendente da lui prodotta per Anthology di Freddie Hubbard; combinazione ideale racchiusa in una ghianda). Da qui tutte le varianti, infiniti gusci, che di volta in volta costantemente si affacciano (nonostante non sia così intenzionale la mia decisione di far emergere proprio quella data variante di immagine di Shell). Contestualizzate le varianti, le verifico: sono i gusci rinserrati in scudi, quelli coriacei delle piante da me sempre osservati, forse le armature protettive di Atena?

“da piccola avevo il desiderio di studiare l’arpa.
Da qualche tempo ho trovato uno strumento diverso che mi dà la possibilità di avere molte più corde che 47
e il mio corpo come cassa di risonanza” 2012.

Allo stesso modo di una pianta, tessendo lentamente a telaio verticale/frame loom, dal basso verso l’alto e in tutte le direzioni, il corpo si articola. Cercavo una diversa modalità di concepire la scultura che includesse, avvolgesse il vuoto (contrariamente alla “via di levare”, dal pieno) in una forma aerodinamica che si confà ai grandi spostamenti, come compiono i semi.
Teso nella struttura del telaio, per rendere coriaceo (armato) quel corpo, comprensivo di elementi in legno da me precedentemente scolpiti ed inseriti in trama, oppure di elementi in metallo, appuntiti come gli aghi, avanza verso di me e, potenzialmente pericoloso, sottopone la mia persona ad una costante gestione della regolarità di texture della superficie di fondo (che accoglie ed integra l’estraneità); la sottopone ad un’alta concentrazione di controllo del gesto di manipolazione (per proteggere me stessa). Nel momento del distacco dal telaio, quel corpo assume l’aspetto di una corazza (quando si tesse o si annoda per molte ore, il proprio corpo, nei suoi movimenti incessanti e ripetitivi di accumulo di materia, diviene esso stesso telaio – corpo macchina; come Aracne che secerne e produce la sua tela, rappresa).
Il corpo nomade.
Ho viaggiato nell’Europa dell’Est, in Ungheria, Polonia e Romania per studiare la progettazione dei tessuti tridimensionali (Moholy-Nagy University of Art and Design, Budapest) sia le tecniche tradizionali dell’arazzo murale, kilim e gobelin, che quelle sperimentali, dell’arazzo a rilievo e tridimensionale negli atelier di diverse artiste specializzate nel telaio verticale. Buona parte dei miei approfondimenti sulla tecnica a telaio e sulla concezione dimensionale del tessuto, e quindi sulla sua disposizione ambientale nello spazio, sono anche confluiti nella mia tesi di laurea di vecchio ordinamento che dedicai all’artista polacca Magdalena Abakanowicz (nata in Polonia ma le cui ascendenze risalgono alla poderosa tribù nomade dei Tartari Abakan discendenti di Gengis khān).
Fondamentale è stato l’incontro con Maria Lai, quando nel 2002 soggiornai nella sua casa di Cardeddu. Ma il primo passaggio chiave è stato quando all’età di 17 anni ho avuto come insegnante di Anatomia Artistica al liceo artistico, Cesare Pietroiusti. Mi suggerì di frequentare alcune gallerie d’arte contemporanea e lo studio Jartrakor dove conobbi Sergio Lombardo (anni più tardi, furono di grande stimolo, come lo sono tutt’oggi, i suoi Monocromi del ’58-’61, quelli neri, caratterizzati da neri opachi e lucidi e da quelle irregolarità che spontaneamente subentravano durante il processo di esecuzione automatica e regolare delle tassellature che li componevano, errori che invece di essere eliminati venivano inglobati). E’ indubbio quanto sia stato importante nell’89 vedere nella penombra, così ricordo, un grande lavoro di Pino Pascali intessuto con la lana di acciaio. Era la Tela di Penelope, esposta ad una mostra collettiva presentata al Palazzo Rondanini da Ludovico Pratesi, dove come artista partecipava anche Pietroiusti.
In quel periodo perlustravo le fabbriche abbandonate della città con la mia macchina fotografica (una Nikon analogica che mio padre mi donò grazie ai preziosi suggerimenti del suo amico fotografo ritrattista di musicisti jazz, Fabrizio Biamonte). Da sola sentivo il mio respiro. Passeggiavo per ore in quelle grandi cattedrali dove era la luce ad indicarmi cosa guardare: cumuli di fasce bianche ondulate, nell’oscurità facevano parte di un paesaggio lunare; e quei teli che dal soffitto lacerato scendevano verso terra, mi resero l’idea della concezione dimensionale del tessuto e dell’utilizzo dei materiali eterogenei e non convenzionali.
Pionieri sono coloro che, in nuovi territori, aprono la strada; questa la motivazione per cui non seguo pedissequamente un progetto per la realizzazione dei miei lavori; anzi in più occasioni ho potuto verificare che, paradossalmente, mi stavo invece avvicinando all’immagine, inaspettata ma più eloquente di quella che mai avrei potuto immaginare proprio quando durante l’esecuzione necessariamente dovevo decidere di accogliere, gestire l’irregolarità intervenuta e quindi abbandonare il progetto iniziale; oppure mentre disfacevo ciò che avevo realizzato perché insoddisfatta. Il tessile, quando si libera dalla tensione e dal piano di base del telaio, per gravità si piega allo spazio e nello spazio, in modi del tutto imprevedibili (a questo proposito importanti sono state le mie esperienze nell’Istituto di Fisica Nucleare di Frascati e nella Vetrina Ripetta dell’Archivio Enrico Crispolti Arte Contemporanea).
Caso emblematico di esplorazione in spazi sconosciuti, è stato il mio primo autoritratto nudo (2022); immagine biografica di un sogno. Una fotografia di me stessa sdraiata vista di profilo che mai avrei voluto mostrare al pubblico (nel mio riserbo, nell’intimità di quella rosea pelle che volevo nascondere al mio stesso sguardo). Sennonché, intervenne la tecnologia a farmi cambiare idea, a nascondermi, con un semplice click di un programma di grafica: invertii tutti colori dal chiaro allo scuro. Automaticamente quel tono roseo divenne un cielo blu, compresa la mappatura dei miei nei convertiti in stelle in un corpo contenitore (il mio orizzonte durante il confinamento da Covid); divenne mappa dell’auto riconoscimento, nell’universo femmineo; mappa del riconoscimento con e nell’universo come mostrano le mie fotografie dei semi su fondo (spazio) nero (quello del tavolo basso, laccato, di foggia orientale, che comprò mia madre e su cui poggio gli oggetti per osservarli, colore quindi all’inizio non fatto consapevolmente e con deliberato proposito), o come mostrano le mie sculture di nodi disposte a costellazione.

Curriculum

Mostre Personali
2024 – “Shell, del crepuscolo o dell’alba”, LADS Gallery, Osaka, Giappone. Fornitura del filato di lino Manifattura Tessile Boccia di Terzigno (NA) e San Leucio Silk di Caserta. The music played in the show; “LIFE, LIFE” by Ryuichi Sakamoto from the album, “async” © 2017 KAB America Inc. (ASCAP), Administered by Kobalt Songs Music Publishing (ASCAP) / KAB Inc. ℗ 2017 KAB America Inc. / Avex Entertainment Inc.

2021 – “Shell, del crepuscolo o dell’alba”, Galleria La Nuova Pesa diretta da Simona Marchini, Roma. Fornitura del filato di lino Manifattura Tessile Boccia di Terzigno (NA) e San Leucio Silk di Caserta.

2019 – “Shell”, LADS Gallery Osaka, Giappone – 1a Mostra di Scambio Internazionale Organizzatore: Comitato Esecutivo per Mostra di Scambio Internazionale Sovvenzione: Città di Osaka.
“Proiectum, un’installazione di Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi” a cura di Paola Paesano, Salone Borromini, Galleria dei Cesari, Biblioteca Vallicelliana, Roma (con Marina Benedetto, Alvin Curran, Claudio Damiani, Giuseppe Garrera, Beppe Sebaste, Stefania Soskic).

2018 – “Linescapes”, Fabrizio Crisafulli, Federica Luzzi, Borghini Arte Contemporanea, Roma.
2017 – “Shell”, LADS Gallery, Osaka, Giappone. Testi critici in catalogo di Anna Imponente e Gabriella Dalesio.

2016 – “essere puro, fiore silenzioso, dei Gonzaga amanti degli arazzi tessuti in seta, tramutato in stella e caduto in terra per vedere l’essenza primigenia”, Chiesa di Sant’Anna e Morti, Deliceto (FG), testo critico di Vincenzo Mazzarella.

2015 – “Giano Bifronte”, Galleria Interno 14, Roma, testo critico di Gabriella Dalesio.
“White Shell – infusioni”, Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, Roma a cura di Enzo Mazzarella.
“White Shell and the Black Hole”, in Opus&Light, Chiesetta Madonna del Pozzo – Porta Monterone, Spoleto, a cura di Studio A’87 in collaborazione con Palazzo Collicola Arti Visive.

2014 – Higuchi Cube, Fukuoka, Giappone.
“White Shell Tongue n. 3”, Vetrina BRECCE per l’Arte Contemporanea, Hotel Piazza di Spagna, Roma testo critico di Antonio Capaccio.

2013 – “tra cielo e terra. Federica Luzzi Naoya Takahara”, a cura di Lori Adragna e Manuela De Leonardis, Bibliothé Contemporary Art Gallery, Roma. Testo critico in catalogo di Manuela De Leonardis.

2012 – “Red Shell”, Vetrina Ripetta 133 – Archivio Enrico Crispolti Arte Contemporanea, Roma, a cura di Livia Crispolti.
“Black Shell”, Galleria Arte e Pensieri, Roma testo critico di Carlo Fabrizio Carli.

2003 – White, Butò Experience n. 1, assolo performance di Danza Butò di Masaki Iwana, improvvisazione musicale di Andrea Polinelli, sculture tessili di Federica Luzzi, Teatro Sala Umberto, Roma, a cura di Maria Pia D’Orazi.

2001 – “Seme/Seed”, Galleria AOC F58, Roma, testo critico di Maria Pia D’Orazi. Patrocinio Istituto Giapponese di Cultura di Roma.

2000 – Art International, Rai Sat a cura di Gabriele Simongini.

1999 – “Struttura/Frame”, Galleria Il Politecnico XX Arte Contemporanea, Roma a cura di Massimo Scaringella. Testi critici in catalogo di Lorella Scacco e Gabriele Simongini.

1996 – “Sospesi/Hanging”, Ex Snia Viscosa, Roma.

Mostre Collettive
2025 – “Field Notes”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“XVIII edizione Open House, Città Accogliente”, Studio di Massimiliano Chialastri e Stefania Macori, Roma. “il giardino chiuso, o dei segreti pensieri”, performance (con Naoya Takahara, Anna Onesti, Gabriella Pace). Galleria La Nuova Pesa, Roma (con Roberto Pietrosanti, Giuseppe Salvatori, Andrea Aquilanti, Felice Levini, Luca Grechi, Sveva Angeletti, Pietro Fortuna, Giuliano Giuliani, Elvio Chiricozzi).

2024 – “Arte in Nuvola”, rappresentata da La Nuova Pesa (con Roberto Pietrosanti, Giuseppe Salvatori, Andrea Aquilanti, Felice Levini, Luca Grechi, Sveva Angeletti, Pietro Fortuna, Giuliano Giuliani, Elvio Chiricozzi, Gianni Dessì, Luigi Stoisa, Daniela De Lorenzo). “Gloria Deserta” di Silvia Bre e Federica Luzzi, libro d’arte, Collana Graphiae, Edizioni Il Bulino, Roma (#18 esemplari). “Discourse: art across generations and continents”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA. “Baculus Viatorius”, Museo Nazionale Archeologico, Spoleto, a cura di Studio A’87.

2023 – “Arte in Nuvola”, rappresentata dalla galleria La Nuova Pesa (con Felice Levini, Gianni Dessì, Giuseppe Salvatori, Sveva Angeletti, Andrea Aquilanti).
“Trasfigurazioni. Tele dal futuro”, MUAM Museo Arti e Tradizioni, Gubbio, a cura di Paolo Cortese (con Toni Bellucci, Vito Capone, Franca Sonnino, Francesca Nicchi, Marilena Scavizzi, Greta Schödl, Maria Jole Serreli, Oscar Piattella). Gli artisti sono stati invitati a realizzare un’opera utilizzando le stoffe tessute con il telaio orizzontale da Elvira Sollevanti in Sebastiani di Gubbio che tra le due guerre attese invano il ritorno del marito dal fronte .

2022 – Allies for Art: Work from NATO-related countries, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“Quel che non puoi vedere/Tentativi di visione 試行、イメージへ”, progetto ideato da Federica Luzzi e Naoya Takahara. Autori Flavio Arcangeli, Melissa Lohman, Federica Luzzi, Simone Pappalardo, Marcello Sambati, Naoya Takahara. Galleria AOCF 58, Roma. Con il Patrocinio di Istituto Giapponese di Cultura di Roma, Fondazione Italia Giappone.

2021 – “Adaptation: Artists Respond to Change”, Brown Grotta Gallery, USA.
“Roma Arte in Nuvola”, rappresentata dalla galleria La Nuova Pesa (Giacomo Balla, Gianni Dessì, Andrea Aquilanti, Roberto Pietrosanti, Giuseppe Salvatori, Alberto Garutti).
“Non rimase nessuna” di Enzo Mazzarella, #170 copie di cui #18 esemplari con disegni originali, Edizione Lettera _E, Roma, a cura di Paolo Cortese, Francesco Petillo.
“Arte Fiera Bologna – Playlist – Visioni Trasversali sull’Arte”, Galleria Verrengia.

2020 – “Volume 50: Chronicling Fiber Art for Three Decades”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“Omaggio a Costantino Dardi”, Lavatoio Contumaciale di Roma a cura di Anna D’Elia.

2019 – “art + identity: an international view”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“Proemi”, Galleria La Nuova Pesa, Roma (con Andrea Aquilanti, Gianni Dessì, Alberto Garutti, Roberto Pietrosanti, Giuseppe Salvatori).
“Moment of Reflection”, Galleria Paola Verrengia, Salerno (con Filippo Centenari, Emanuela Fiorelli, Paolo Radi, Marina Paris), a cura di Antonello Tolve.

2018 – “Blue/Green”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“Il fallimento non è un’opzione”, “Snodo”, in Abitanti, Ambiente 1 di Fabrizio Crisafulli, MACRO Museo d’Arte Contemporanea, Roma.
“Scrivere liberi, scritture sperimentali e di ricerca dagli anni Sessanta ad oggi”, MU.SP. A. C., L’Aquila a cura di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, dalla collezione privata di Giuseppe Garrera.
“Vallicelliana Project Showcase”, Biblioteca Vallicelliana, Roma a cura di Paola Paesano e Eloisa Saldari.
“il fallimento non è un’opzione – Luna perduta”, performance ideata da Federica Luzzi, performer Flavio Arcangeli e Melissa Lohman, in Transponder, Lungotevere Castel Sant’Angelo, Roma, a cura di Artq13.
“Alieni Nati”, percorso teatrale, azioni di Fabrizio Crisafulli, Alessandra Cristiani, Simona Lisi, Federica Luzzi, Alberto Paolini, Marcello Sambati, Naoya Takahara, Ex Lavanderia – Padiglione 31, ex Manicomio Santa Maria della Pietà, Roma.
“Concreta Mostra-poesia”, Opere della collezione privata di Giuseppe Garrera, Accademia d’Ungheria, Roma, a cura di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi.
“Una stanza tutta per sé”, Scuderie Aldobrandini, Frascati a cura di Eloisa Saldari.

2017 – “Still Crazy After All These Years… 30 years in art”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA.
“Lessness, Stanza – Ci sono cieli dappertutto, Narni a cura di Beppe Sebaste.

2016 – “ART ON PAPER FAIR 2016”, New York City, USA (rappresentata da Brown Grotta Arts Gallery).
“Il Sogno Verde”, Real Orto Botanico, Napoli, a cura di Antonio Capaccio, Claudia Rozio.
“Nexus-Paper Works’ Expressions, Fukuoka Prefectural Museum of Art, Giappone.

2015 – “SOFA Chicago Contemporary Art Fair 2015”, USA (rappresentata da Brown Grotta Arts Gallery).
“Influence and Evolution: Fiber Sculpture then and now”, Brown Grotta Arts Gallery, Wilton, USA (con Magdalena Abakanowicz, Zofia Butrymowicz, Lia Cook, Françoise Grossen, Sheila Hicks, Stéphanie Jacques, Ritzi Jacobi, Masakazu Kobayashi, Naomi Kobayashi, Luba Krejci, Kay Sekimachi,Sherri Smith, Lenore Tawney, Maria Laszkiewicz, Jolanta Owidzka, Ed Rossbach, Mariette Rousseau-Vermette. In copertina di catalogo e invito.
“Off Loom II. Fiber Art/Arte Fuori dal Telaio”, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma, a cura di Bianca Cimiotta Lami, Mariastella Margozzi, Maura Picciau, Lydia Predominato.

2014 – “Angers/Artapestry3 Allers_Retours” (Commissione Internazionale dell’Arazzo ETF – European Tapestry Forum), Musée Jean-Lurçat de la tapisserie contemporaine d’Angers, Francia”. Comparaison Federica Luzzi / Jagoda Buic.
“Artapestry3”, Museum of Decorative Arts and Design di Riga, Lettonia.
“Nexus Fiber’s Works”, Kurogawa Inn Museum, Asakura-shi Fukuoka; CA Gallery/Creator’s Ark Gallery, Munakata-shi Fukuoka, Giappone.
“Gea – 24° Miniartextil Como”, Villa Olmo, a cura di Luciano Caramel, Nazzarena Bortolaso, Mimmo Totaro.
“Affinità Elettive”, Federica Luzzi / Paolo Canevari, Galleria Label201, Roma a cura di Levy-Abbiatici (con Davide Casini, Stefano Canto, Luca Coclite, Shilpa Gupta, Naoya Takahara, Delphine Valli, Joe Webb, Robyn Penn).

2013 – “Artapestry3, Kulturcentrum Ronneby”, Sweden; Museum Alvar Aalto of Central Finland, Jyväskylä.
“Fiber Art Again”, Temple University, Roma.

2012 – “Lontano” (con Naoya Takahara, Maria Semmer), ex Confraternita dei Battuti Neri, Vicoforte, a cura di Antonio Capaccio, Claudia Rozio.

2011 – “Web of Europe – Contemporary Paraphrases of an Eighteenth Century Brussels’s Tapestry”, Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Brussels; Museum of Applied Arts di Budapest.
“Small Tapestry International 2: Passages”, Weaving Southwest Gallery, Taos, NM; Handforth Gallery, Tacoma, WA; The Cultural Center at Glen Allen, VA USA.

2010 – “13a Triennale Internazionale dell’Arazzo di Łódź”, Museo Centrale del Tessuto di Łódź, Polonia (su invito di Sonia Rolak).
“LXI Premio Michetti”, Palazzo San Domenico, Francavilla al Mare, a cura di Carlo Fabrizio Carli.

2009 – “International Textile Art Graz”, Bildungszentrums Raiffeisenhof di Graz, Austria (su invito di Renate Maak).
“Miniart International Exhibition”, CA Gallery/Creator’s Ark Gallery, Munakata-shi Fukuoka, AN-SEI Gallery, Ukiha-shi Fukuoka Giappone.

2008 – “Triennale Internationale de la Tapisserie e des Arts du Tissu de Tournai”, Musée de la tapisserie de Tournai, Belgio.
“25° Biennale di Scultura di Gubbio”, Palazzo Ducale, Gubbio PG. a cura di Giorgio Bonomi.
“Fiber Work”, National Asian Art Museum, Fukuoka, Giappone.
“Miniart International Exhibition”, Tokunaga Gallery, Fukuoka, Giappone; Craftstory Gallery, Busan, Corea del Sud.
“59° Premio Michetti”, Palazzo San Domenico, Francavilla al Mare, a cura di Maurizio Calvesi, Anna Imponente, Augusta Monferini.
I Figli di Maria, Fondazione Stazione dell’Arte, Museo d’Arte Contemporanea, Ulassai NU, a cura di Angela Grilletti Migliavacca, Stefania Missio.

2007 – “Artistes en exil, Espace Auteuil”, Salon d’Automne – Grand Palias, Parigi.

2006 – “Mostra Internazionale di Fiber Art”, Saint-Pierre des Minimes, Compiègne, Francia.
“La Notte Europea della Ricerca”, Ia edizione, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Frascati, a cura di Nanni Verunska.

2005 – 50° Premio Termoli, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Termoli, a cura di Carlo Fabrizio Carli.

2004 – “IIth International Triennial of Tapestry”, Lódz Central Museum of Textiles, Polonia (su invito di Stefania Gori e Miranda MacPhail della Collezione Gori Arte Contemporanea Fattoria di Celle Santomato, Pistoia).

2003: “20 Jahvre Internationale Textilkunst in Graz”, 19th Textil Art Symposium and Art Show, Bildunghaus Raiffeisenhof, Graz.
I Premio Arti Visive Teofilo Patini, Convento della Maddalena, Castel di Sangro AQ, a cura di Floriano De Santi.

2001 – “Karpit/Tapestry”, Museum of Fine Arts, Budapest.

2000 – “13th International Biennial of Minitextiles”, Szombathely, Ungheria.
“On The Rocks, io sono nessuno”, Palazzo Frisacco, Tolmezzo UD, a cura di Paolo Toffolutti.

1997 – “Studi Ricerche Contemporanee”, Nomi cose città, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura di Christov Bakargiev, Ludovico Pratesi, Maria Grazia Tolomeo.
“Fuori Uso in Provincia. Mercato Globale”, Ex Colia Stella Maris, Montesilvano, a cura di Laura Cherubini.
Interventi telefonici interattivi e non, Galleria Il Graffio, Bologna.

1996 – “Suoni del corpo, Segni del cuore”, Rassegna di Danza Butoh e Arte Contemporanea, Ex Snia Viscosa, Roma, a cura di Marianna Vecellio e dell’Associazione Narciso (le sculture divengono scenografia per le performance di Tetsuro Fukuhara, Min Tanaka e Daisuke Yoshimoto).

Recenti Pubblicazioni
2025
A cura di Federica Luzzi, Naoya Takahara, “Quel che non puoi vedere/Tentativi di visione 試行、イメージへ”, Cambiaunavirgola Edizioni, Roma (Patrocinio Fondazione Italia Giappone).

2024
A cura di Arnaldo Colasanti, “Realia. Tredici mostre attorno alla realtà”, Quodlibet edizioni, Macerata.
Luzzi, F., “…dei movimenti sinuosi”, in Jacquard. Pagine di Cultura Tessile, Fondazione Arte della Seta Lisio, n. 93, gennaio-giugno 2024, Firenze.
2021 A cura di Paola Paesano “LUCE MATERIA TEMPO. Proiectum un’installazione di Fabrizio Crisafulli e Federica Luzzi”, catalogo della mostra, Biblioteca Vallicelliana, Roma.
Luzzi, F., “Della claritas o della certezza in una nube gravida”, in “In-certezza”, L’Attualità Lacaniana, Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, n. 29, gennaio-giugno 2021, Rosenberg&Sellier Edizioni, Torino.

Collezioni Permanenti “Grotta House”, Sandy and Louis Grotta’s Richard Meier designed home-museum, New Jersey, USA (con Françoise Grossen, Sheila Hicks, Jack Lenor Larsen, Issey Miyake, Hiroyuki Shindo, Lenore Tawney).

Membro di ETF – European Tapestry Forum – Denmark dal 2011
Membro di ATA Tapestry Alliance – USA dal 2010 al 2014
Membro di ASIA EUROPE dal 2009 al 2013
Membro di ARELIS – Association Française pour la Diffusion et la Création de la Tapisserie et de l’Art de la Fibre Francia dal 2003

Premi Premio Montrouge, Francia 2014 I Premio Arti Visive Teofilo Patini 2003

Black Shell

2017 – cm 50 x 65 x 8 cm – personal technique of weaving on a vertical loom weft: cotton cord, wool yarn; warp: cotton cord

Black Shell, dedicated to my grandmother Maria

2008 – 2009 – cm 127 (h) x 132 (w) x cm 16 (d) – personal technique of weaving on a vertical loom weft: cotton rope, wool yarn; warp: cotton rope, hemp

Macramè Red Shell

2021 – cm 34 x 3 4x 33 (each) – experimental macramé knot technique cotton cord, hematite powder, wax

Red Shell n. 3

2018 – cm 106 x 23 x 10 cm – personal technique of weaving on a vertical loom weft: cotton cord, wool thread, polyester, rayon; warp: cotton cord

Shell, of dusk or dawn

2020 – 2021 – cm 142 x 130 x 50 cm – personal technique of weaving on a vertical loom linen thread (Sponsor: Manifattura Tessile Boccia, Terzigno NA, San Leucio Silk di Caserta)