Irene Kowaliska

1905 – 1991

Polonia

profilo a cura di Rossana Pagliaro

data di inserimento in W.A.D. 06/2025

 

Biografia

È stata un’artista polacca, nata 11 giugno 1905, apparteneva ad una famiglia molto benestante, il padre, infatti, era un ricco commerciante mentre la famiglia materna era di origini russe, e questo ha profondamente influenzato l’immaginario dell’artista, attraverso immagini sacre ed elementi che hanno lasciato una traccia evidente nelle sue creazioni.
La scomparsa prematura della madre, porta la famiglia a trasferirsi nel 1911, ma soprattutto arreca un forte dispiacere nell’animo della giovane Kowaliska, che anno più tardi, dedica con un’opera conservata presso il Museo Provinciale della ceramica di Vietri sul Mare, con una scena di abbraccio tra madre e figlia accompagnata dalla scritta “Casa mia, mamma mia”.
È a Vienna, che prende parte al corso di scultura della Scuola D’arte Applicata per perfezionare le sue doti come quella di modellare la ceramica e di decorarla, sicuramente figure come quella di Klimt o di altri artisti della Secessione Viennese hanno influenzato una giovane studentessa che qualche anno dopo ha modo di toccarla con mono, proprio in Italia.
Prima di arrivare in costiera nel 1931, si stabilisce a Berlino dove lavora presso l’archivio fotografico Ullstein. Aveva avuto contatti con Barbara Margaret Thewalt Hannasch che le aveva suggerito di trasferirsi in costiera così da riscattare la sua situazione lavorativa e non solo. Una volta arrivata in città la giovane Kowaliska riesce a trovare un impiego presso l’Industria Ceramica Salernitana I.C.S. con uno stipendio molto basso ma anche allo stesso tempo l’appagava rispetto al precedente. Nel 1936 espone alla Triennale di Milano una serie di mattonelle ceramiche e l’anno successivo, il sogno di aprire una propria bottega diventa realtà. Nella frazione di Molina nasce il suo studio, dove realizza ceramiche contrassegnate con il suo monogramma IK e come logo un piccolo uccellino. Le sue maioliche sono caratterizzate da tratti grafici e lineari, ricerca sempre nuove forme e le campiture di colore guardano molto spesso al verde ramina, con contorni in manganese, non mancano il giallo, il blu e l’arancio che donano maggiore luminosità. Inoltre, personalizza i propri oggetti inserendo dei logotipi o parole che indicano ciò che viene rappresentato.
Il piccolo borgo marinaro dove era solita lavorare diviene anche la sua dimora, era sempre pieno di pescatori, barche, uomini, donne e una serie di casette vista mare che diventano i protagonisti delle sue opere. Con i loro costumi, usanze e tradizioni gli abitanti di Vietri affascinano una giovane artista che riporta ciò che vede sui suoi oggetti ceramici, venendo definita da Angelo Trimarco come colei che dipingeva il primitivo.
Non sarà solo la zona costiera ad influenzare la giovane Kowaliska, bensì anche alcuni viaggi che compie come quello nel 1924, in Sardegna, su consiglio dell’amico Dölker qui trascorre quasi un anno e rimane colpita della cultura dei luoghi che scopre, come ad esempio le donne velate che incontra per le strade, che diventano personaggi della sua pittura. Nel ‘33 è in Costa Azzurra dove vi rimane poco meno di un anno perché non riesce ad integrarsi con l’ambiente circostante. Anche la sua produzione ceramica subisce una battuta d’arresto a causa delle crisi economiche di quel periodo e questo la spinge a far ritorno a Vietri, così da riprendere i suoi rapporti con la città e con il suo lavoro. Importante per il suo soggiorno in costiera, è il sodalizio con Guido Gambone, con il quale nasce non solo un rapporto di amicizia ma anche un forte legame lavorativo che dà modo ai due artisti di conoscere le proprie peculiarità. I primi incontri con la “leggenda della ceramica”, avvengono durante i primi anni in cui la giovane artista si stanzia a Vietri ed inizia a lavorare presso la Fabbrica Pinto. Una mattina come tante, si reca presso la Fabbrica Avallone a causa di un colore che le mancava e qui nota, all’interno di una stanza piccola e angusta, un uomo intento a dipingere un vaso in ceramica. Non era il solito decoro vietrese, ma del tutto innovativo diversamente dal vaso che aveva una forma molto comune. Dà quel giorno, dedica un breve momento della sua giornata lavorativa per salutare il suo amico e iniziare a raccontarsi la propria vita.
Il soggiorno vietrese per la Kowaliska è anche il modo di evadere da un amore complicato con Armin T. Wegner, poeta e antimilitarista di origini prussiane, sposato a sua volta e un conosciuto prima del suo soggiorno in Italia. Wegner era un deciso fautore dei diritti degli uomini e nel 1916 assiste alle atrocità che portano alla morte di un popolo, da lui denunciate come “Il martirio degli Armeni”. Il suo operato suscita clamore quando, fa recapitare una lettera a Adolf Hitler, per dissuaderlo dal suo piano di massacro. Dopo un periodo di detenzione, i due amanti riescono ad incontrarsi proprio a Vietri e qui trascorrono del tempo insieme nella Casa dei setti venti. Verso la fine degli anni ’50, si trasferisce a Roma, dove abbandona l’arte ceramica per lavorare con la stoffa dipinta sulla quale si stagliano figure legate all’ambiente che la circonda.
Si approccia a questa nuova arte utilizzando delle matrici che stampano su stoffa realizzate in linoleum. Probabilmente, la scelta di utilizzare nuovi materiali, è dato dall’incontro con un anziano tessitore locale, che le dà modo di contribuire alla Moda Positano, riuscendo a superare anche i confini nazionali, come accade nel 1950 quando la rivista francese Cinémonde, pubblica la copertina della rivista con un’icona del cinema di quegli anni, Ingrid Bergman, che indossa un abito decorato con le stoffe dipinte da Irene Kowaliska.
Negli anni ‘60 tornerà a Vietri per lavorare ad alcuni prototipi per la fabbrica dei Solimene. Nel ‘78 apre uno studio a Roma per artisti emergenti, e con la voglia di conoscere la sua arte. Muore nel 1991