Violetta Parra

1917 – 1967

Cile

https://www.museovioletaparra.cl/

data di inserimento in W.A.D. 12/2024

 

Biografia

Violeta del Carmen Parra Sandoval
(San Carlos,4 ottobre 1917 – Santiago del Cile 5 febbraio 1967)
Era la terza dei dieci figli di Clarisa del Carmen Sandoval Navarrete e di Nicanor Parra Alarcón, professore di musica.

Violeta visse un’infanzia difficile a causa delle ristrettezze economiche in cui versava numerosa famiglia, un giorno, verso i quindici anni, nel 1937 decide di cambiare vita. Lascia scuola e lavoro e parte verso la capitale Santiago del Cile, dove il fratello maggiore stava studiando portando con se solo la sua chitarra.
In seguito conobbe e sposò Luis Cereceda. Da questo matrimonio, finito nel 1948, nacquero i figli Ángel e Isabel
Violeta si manteneva suonando nelle sale da ballo e talvolta per piccole stazioni radio. Approfondendo il suo interesse per la ricerca delle tradizioni popolari del suo paese in ambito musicale.
Nel 1949 si sposò nuovamente e da questo nuovo legame nacquero le figlie Luisa e Rosita Clara.
Dopo il 1952 Violeta decide per ampliare la sua ricerca di mettersi in viaggio. Armata di quaderni, di penne e di un registratore, da sola o accompagnata dai figli percorre il paese alla ricerca delle radici musicali del suo popolo. Il suo obiettivo di ricerca antropologica è quello di raccogliere il grande repertorio di canzoni popolari direttamente dalle voci dei vecchi contadini.
L’artista inizierà una lotta senza tregua per ottenere riconoscimenti, sostegni e finanziamenti che durerà tutta la vita.
Nel 1953, dopo un recital a casa di Pablo Neruda, venne chiamata da Radio Cile per un programma sul folclore locale. Nel 1954 ricevette il premio Caupolicán ed iniziò una serie di tournée che la portarono in Europa, in occasione del Festival della Gioventù di Varsavia, ed in Unione Sovietica.
Rimane a Parigi per quasi due anni, È in questo ambiente che incontra Paul Rivet, antropologo e direttore del Musée de l’Homme, col quale registrerà nella Fonoteca Nazionale della Sorbonne musiche e canzoni della sua terra e il disco Cantos del Chile, per l’etichetta Le chant du monde.
Tornata in Cile nel 1956 a Santiago finisce di scrivere las Décimas Autobiográficas, poema scritto in uno dei generi poetici più popolari della tradizione orale ispanoamericana. E da lì a poco il suo eclettismo la porterà verso nuovi orizzonti nel campo delle arti plastiche.
Durante i postumi di un’epatite che nel 1959 l’obbliga a restare a letto Violeta inizia a tessere degli arazzi in iuta, a dipingere e successivamente a fare delle sculture. Negli arazzi di lana colorata l’artista riproduce gli stessi motivi recuperati dalla tradizione ed intesi in quanto “canzoni dipinte” e carichi di quel senso drammatico della vita che permea tutta la sua produzione musicale;
«Gli arazzi sono come canzoni dipinte», dirà in un’intervista, «mi sforzo per mostrare negli arazzi la canzone cilena, le leggende, la vita della gente».
Nel 1960 incontra e in seguito si innamora del il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favre, al quale dedicherà centinaia di canzoni d’amore, tra cui le più conosciute sono Corazón maldito.

1961 Si reca in Argentina, dove tiene corsi di folklore, ceramica, pittura e arpilleras. A Buenos Aires espone i suoi dipinti e lavora per la televisione.

Nel ’62 parte per Helsinki insieme ai figli, invitata al Festival della Gioventù. Finita la tournée europea Violeta si reinstalla a Parigi in una piccola stanza nel quartiere latino. Di sera si esibisce nei locali. Di giorno, scrive, dipinge e tesse gli arazzi, poi esce alla ricerca di gallerie dove esporli. Violeta Parra continua a realizzare le sue canciones que se pintan (canzoni che si dipingono): una serie di quadri, sculture e ricami che si pongono in perfetta continuità con le sue musiche. Le arpilleras – i suoi monumentali arazzi – costituiscono sicuramente il corpus di opere più complesso e, con le loro raffigurazioni ancestrali ispirate all’arte precolombiana,.
Gran parte delle sue opere sono una testimonianza visiva della sua ricerca antropologica della cultura orale e musicale tradizionale del suo popolo, un tentativo di preservarne la memoria.

I suoi dipinti a olio su legno Las tres pascualas, Casamiento de negros e Machitún. Sono ispirati ai racconti popolari cileni . L’artista evita il realismo per fare in modo che i racconti si possano manifestare liberamente.
L’artista capovolge la storia della colonizzazione spagnola del Cile.e inserisce al centro il popolo Mapuche. Fresia y Caupolicán riprende un brano, il Canto XXXIII, del poema epico del XVI secolo “L’Araucaniade” del soldato e poeta spagnolo Alonso de Ercilla che descrive la colonizzazione spagnola del Cile meridionale in uno stile epico rinascimentale nello stile popolare in Europa dell’epoca, rappresentando il popolo Mapuche solo secondo il suo punto di vista.
Parra conosceva molto bene la cultura dei Mapuche ed era una studiosa del folklore e dell’arte e la cultura cilena. Il suo arazzo raffigura un momento de “L’Araucaniade”, in cui Caupolicán, il toqui Mapuche, viene catturato dagli spagnoli. A differenza del racconto di Ercilla, l’artista si concentra sull’impatto più intimo di questa violenza sulla famiglia di Fresia e Caupolicán. con questa opera mette in luce le ingiustizie della storia che sono state scritte dalle prospettive coloniali.
Nel 1964 fu la prima donna latinoamericana ad esporre le proprie opere in una personale al Museo del Louvre sezione Arti decorative.
1965 viene pubblicato il suo libro “Poésie populaire des Andes” in Francia. A Ginevra, la televisione svizzera gira il documentario “Violeta Parra, ricamatrice cilena”. Violeta torna definitivamente in Cile nelgiugno dello stesso anno.
Ritornata in Cile installò un grande tendone (la carpa de la Reina) alle porte della capitale Santiago, che nelle intenzioni della Parra doveva essere un centro culturale concentrato nella ricerca sul folclore cileno (Centro delle Arti). Era sostenuta dai suoi figli e da altri artisti, come Patricio Manns,Víctor Jara, ma non riuscì ad interessare il grande pubblico.
Sempre nel 1966 Parra registrò il suo ultimo disco:Gracias a la vida, Volver a los 17,Rin del angelito sulla mortalità infantile, Pupila de águila, Cantores que reflexionan e El albertío.
Il 5 febbraio 1967, a quarantanove anni, colpita da una grave forma di disturbo depressivo, Violeta Parra si suicidò.

Nel 1992 venne creata la Fondazione Violeta Parra a lei dedicata.. La fondazione ha lo scopo di riunire ed organizzare l’opera di Violeta Parra.
1997 In occasione dell’ottantesimo anniversario della sua nascita, la sua opera visiva è nuovamente esposta al Museo delle Arti Decorative del Museo del Louvre, a Parigi. Partecipano la Fondazione Violeta Parra e la Direzione degli Affari Culturali del Ministero degli Affari Esteri del Cile.

In concomitanza con il 90° anniversario della sua nascita, viene inaugurata una mostra permanente della sua opera visiva presso il Centro Culturale Palacio de la Moneda.

2015 viene inaugurato il Museo Violeta Parra

2022, Violeta Parra è presente con i suoi arazzi alla 59a Biennale di Venezia, Il latte dei sogni le opere esposte alla mostra veneziana sono tutte stoffe di juta ricamate in lana degli anni Sessanta: The Circus (1961), Naval Combat I (1961-1962) e The Tree of Life (1963), opere che coincidono con i viaggi dell’artista in Argentina e Francia.
Nell’opera battaglia navale 1 del 1964 denuncia i soprusi subiti dal Cile durante la Guerra del Pacifico (1879–1884) e rappresenta il capitano Arturo Prat, il più grande eroe nazionale che impugna con coraggio la bandiera cilena mentre il suo vascello Esmeralda affonda.

La huelga de los campesinos

1964 – 190X320cm – Tessuto di iuta ricamato con lana – collezione Museo Violeta Parra

La brujita

1962-1963 – 122X102cm – tela ricamata – collezione Museo Violeta Parra

Sin título

124X163cm – cartone dipinto – collezione Museo Violeta Parra

Fresia y Caupolicán, dyed jute fabric with embroidery

1964–65 – 142×196×4,cm – Collezione Violeta Parra, Pontificia, Universidad Católica de Chile